Nella sua «Guida per ristrutturare il sistema del commercio globale», uscita a novembre scorso, Stephen Miran proponeva una norma rivoluzionaria: imporre una «commissione di utilizzo» sui fondi sovrani o le banche centrali estere che detenessero titoli di Stato americani, «per esempio attraverso la ritenuta di una parte dei pagamenti degli interessi» su quelle obbligazioni. Sembrava una provocazione anche solo l’idea: far pagare agli stranieri una tassa speciale (e supplementare) per i loro investimenti negli Stati Uniti. Ma veniva dall’uomo che oggi è presidente del Council of Economic Advisors della Casa Bianca ed aveva il sostegno di colui che oggi è segretario al Tesoro, Scott Bessent.
Il nuovo dazio americano? Sui risparmi degli europei: cos’è la tassa doppia (per noi) secondo il «One, Big, Beautiful Bill»
Nel maxi-pacchetto fiscale in esame alla Camera dei rappresentanti a Washington si propone di tassare gli stranieri sui loro investimenti finanziari negli Stati Uniti: i rischi (anche) per la stabilità finanziaria Usa







