Caro direttore,

viviamo, tutti noi, un tempo difficile e contraddittorio nel quale le certezze sulle quali abbiamo costruito la nostra storia recente sono messe sotto tensione da istanze nuove. La concezione eurocentrica, che vedeva nell’Occidente e nei suoi criteri di definizione della realta il compito di definire e comprendere anche gli “altri mondi” è messa in crisi da nuovi protagonisti che ambiscono a ridisegnare la geopolitica mondiale.

E viviamo una dimensione nuova, in cui ogni regione è centro e periferia al tempo stesso. L’Europa è ancora il cuore di questo nuovo mondo policentrico? In un assetto in cui le tendenze politiche attuali mettono in discussione la globalizzazione e lo status quo mondiale, che posizione deve avere l’Europa -detentrice di un potenziale economico e sociale enorme- verso il duopolio sino statunitense? Ci rifugeremo nell’isolazionismo o sapremo compiere scelte volte a darle la possibilità di mantenere un ruolo di influenza per l’economia e per la sostenibilità economica e sociale?

Domande lontane solo in apparenza, che ciascuno di noi declina in dimensioni diverse, legate alla propria visione e al proprio impegno.

Ma certo – e vorrei dire secondo quanto il Sole ci ha abituato- il tema del Festival di quest’anno è attualissimo e centrale per una riflessione che sappia andare oltre le questioni di cortile e ragionare insieme alle menti migliori.