Le molte vite di Friedrich Merz sono state spesso segnate dalla sconfitta, imprevista e roboante, ma quasi mai definitiva. È così da quando era bambino e adolescente, e fu bocciato a scuola per indisciplina alle rigide regole dei Gymnasium del Sauerland, e per cattiva condotta che si riverberò sui voti. Fu solo grazie alla madre, mentre il padre si era deciso a mandare questo figlio dalla lingua lunga, che portava i capelli a caschetto, a imparare un mestiere — quella madre che ancora oggi, a 95 anni, lo chiama dalla casa di riposo e gli dice «devi stare più dritto in tv», come ha raccontato lui stesso — che ha avuto una seconda chance in un altro liceo. E lì ha finito per distinguersi. Anche la sconfitta al Bundestag, dove qualche nemico e forse gli stessi colleghi di partito l’hanno impallinato al primo scrutinio sporcando la gioia dell’esordio, è una di quelle prove che Friedrich Merz — diventato cancelliere tedesco a 69 anni, 3 in meno di Konrad Adenauer — ha dovuto superare. Non sapremo quanto è rimasto ferito nell’orgoglio. Ma ha rimediato, e l’ha fatto in fretta, in appena 4 ore.
Friedrich Merz, il Cancelliere abituato alla sconfitta quasi mai definitiva
I suoi tre pilastri sono: il conservatorismo sociale, il rigore fiscale (messo in pausa) e un europeismo profondo






