Due allenatori, Antonio Conte e Simone Inzaghi, i migliori in Italia, difatti si contendono lo scudetto, diversi tra loro, completamente, basta vedere come vivono il loro strapagato mestiere (e in questa categoria intendiamo tutto: tecnica, tattica, atteggiamento, relazioni, comunicazione). Hanno una dimensione internazionale, anche se solo Conte ha provato la felice esperienza al Chelsea dove ha fatto non bene, addirittura benissimo. Inzaghi per ora sta respingendo le tentazioni naturalmente milionarie, quelle arabe superano il buon senso. Caratterialmente sono agli antipodi: Conte prende fuoco nell’acqua, se nasce la polemica non la nasconde sotto il materasso, ci salta sopra, gli piace, si diverte, la arricchisce. Inzaghi appare più cauto, è prudente, si controlla ma è tosto anche lui, basta vedere come ha reagito al rigore concesso alla Lazio. Si è chiuso in un silenzio chiassoso e sbagliato, invece sarebbe stato più intelligente spiegare il perché e il percome di questa rabbia seguita a un risultato così strambo. È vero che sul rigore per il fallo di mano di Bisseck si può discutere fino a Natale, ma averlo concesso non è uno scandalo: in un caso analogo, a parti invertite, si sarebbe agitato anche Inzaghi. Più difficile interpretare e accettare un doppio vantaggio dell’Inter, un sorpasso tentato e riuscito, visto il pari misero e faticoso del Napoli a Parma, che si è rivelato per ben due volte un’amara illusione.
Inzaghi e Conte, il silenzio e la fuga: lo scudetto in ballo e due modi diversi di vivere il calcio
I migliori tecnici italiani sono completamente diversi tra loro: l'interista più cauto e prudente, il napoletano prende fuoco nell'acqua. Ma Simone avrebbe dovuto spiegare il perché della sua rabbia dopo il pari con la Lazio, mentre Antonio sbaglierebbe a dire addio a una città che lo ama








