La corsa verso i giocatori («I miei fantastici soldati»), l’urlo, l’adrenalina in circolo, l’abbraccio fortissimo con Napoli: è scudetto al Maradona quando mancano dieci minuti alle undici della sera. Il prodigio è avvenuto, Conte lo ha benedetto dall’alto: «Il mio capolavoro? La mia impresa più difficile: insieme ai ragazzi abbiamo fatto qualcosa di clamoroso. Se resterò? Io e il presidente siamo dei vincenti, intanto festeggiamo insieme...». Ha visto Napoli-Cagliari da lassù, nel sommergibile dov’è relegato per squalifica: serio, composto. Teso. Al gol di Lukaku la gioia ha rotto gli argini del rigore. Ha sbattuto le mani contro i vetri, ha abbracciato i suoi collaboratori, ha applaudito fortissimo. Il suo uomo dal campo gli ha dedicato il gol che di fatto ha chiuso la gara e ha dato il via anzitempo alla festa. È storia, l’ha fatta il Napoli, l’ha fatta Antonio. La nave è in porto, come voleva lui, attraccata al posto d’onore. Il comandante arriva e vince al primo anno, in Italia è il quinto titolo della sua storia da allenatore.