La sequenza è da brividi. Nel 2025 Xi Jinping è stato in Vietnam, Malesia, Laos poi in visita di Stato a Mosca e, al ritorno dalla Russia, ai primi di maggio, i leader dei Paesi dell’America Latina e del Caribe, gli hanno tributato a Pechino una calorosa accoglienza schierati (nonostante le divisioni interne) alla sua corte per il Forum China-Celac.

Accordi di swap per il commercio

Il tour de force del presidente cinese procede incurante delle turbolenze trumpiane e punta a consolidare la vasta mappa delle alleanze che Pechino adesso può rilanciare grazie all’infrastruttura finanziaria costruita nell’ultimo decennio per l’internazionalizzazione dello yuan o Renminbi (alla lettera: moneta del Popolo).

In tutti i Paesi visitati da Xi Jinping la Cina ha la possibilità di trovare mercati alternativi nei rapporti di commercio bilaterale sui quali giocare la sua partita ovviando al problema della non convertibilità del biglietto rosso e con buona pace del protezionismo degli Stati Uniti.

Un White Paper interno di Bank of China che il Sole24Ore ha potuto consultare dimostra che, grazie all’impalcatura delle infrastrutture finanziarie, il numero di Paesi e Regioni con cui la Cina ha firmato uno swap (contratto di scambio monetario) bilaterale in valuta locale ha superato la quarantina e l’entità degli swap i 14 trilioni di yuan. Con l’istituzione di nuove banche di compensazione in Brasile, Cambogia e Serbia, ora ben 33 Paesi e Regioni che ne hanno una locale.