“Vivevamo in Vaticano, è un altro Mondo. Vivevamo sotto questa cupola, protetti, nell’unico Stato al Mondo circondato da mura. Non puoi capire il Vaticano se non lo vivi da dentro”: Pietro Orlandi parte dal posto in cui è nato e cresciuto per spiegare a Hoara Borselli la vicenda di sua sorella Emanuela (la cittadina vaticana misteriosamente scomparsa il 22 giugno del 1983) nell’ultima puntata del podcast “Un altro pianeta”. “La mia famiglia è lì dentro dagli anni ’20, quando mio nonno iniziò a occuparsi dei cavalli. Noi eravamo persone ingenue perché vivevamo in questa favola, non poteva succedere nulla di male per noi lì dentro. Quando è scomparsa Emanuela siamo piombati dentro un incubo. Come tutte le famiglie che vivono questa situazione, portiamo avanti una serenità apparente. Ci siamo sentiti abbandonati, traditi, hanno voltato le spalle alla mia famiglia e come disse mio padre prima di morire: Sono strato tradito da chi ho servito. Al suo funerale, non è venuto nessuno”. Ercole Orlandi, il padre di Emanuela, lo ricordiamo, è nato in Vaticano e ha lavorato come messo papale per Giovanni Paolo II.
Il padre di Emanuela è scomparso nel 2004, dopo aver cercato con tutte le sue forze di scoprire cosa fosse accaduto a sua figlia. “Lui era un vaticanista convinto”, spiega Pietro “E quella frase fu la prova che il Vaticano c’entra qualcosa. Loro sono stati primi a parlare di sequestro, era scritto nel bollettino del primo appello del Papa durante l’Angelus del luglio del 1983. Già sapevano qualcosa in più di noi all’epoca“. Pietro ripercorre gli anni in Vaticano insieme alla sua famiglia: i genitori Ercole e Maria Pezzano e le quattro sorelle, Natalina, Federica, Emanuela e Cristina. “Eravamo pochissime famiglie e non tutte avevano la cittadinanza”. Pietro ricorda in particolar modo, per via della sua età, il pontificato di Wojtyla. “Era un Papa con un indirizzo politico ben preciso. Il presidente americano Ronald Reagan era di casa in Vaticano (erano gli anni della Guerra Fredda, ndr)”.








