“Emanuela è morta quel giorno, quella stessa sera, è stata strozzata con una cravatta”. A fare questa confessione a Pietro Orlandi, che l’ha riportata su Canale 5 a “Verissimo”, é stato lo stesso uomo che qualche anno fa gli avrebbe detto che il corpo di sua sorella potrebbe trovarsi all’interno della grande galleria che c’è al di sotto della Casa del Jazz e in cui in questi giorni si cerca il corpo del giudice Paolo Adinolfi, scomparso il 2 luglio del 1994.
A Pietro quest’uomo, incontrato dalle parti di Como, disse che “Enrico de Pedis gli aveva detto di aver ucciso Emanuela Orlandi con una cravatta perché gli avevano chiesto un favore. Poi i due sarebbero entrati, come nel racconto dell’uomo, in un cunicolo. Questa persona mi descrisse quei luoghi e sono proprio come oggi ne parlano. Mi disse che i resti di Emanuela stanno lì, o almeno così gli disse de Pedis. Gli rivelò anche che lì dentro c’erano un paio di valigette e dei documenti che tirano in ballo tanta gente. Ma per de Pedis “questo muro non lo butteranno mai giù, quella è la mia garanzia di vita”, gli disse.
Gli scavi alla Casa del Jazz
Quel muro che forse ha tombato indicibili segreti invece sta cadendo. Proprio in questi giorni sono in corso gli scavi alla Casa del Jazz di Roma, a ridosso della Cristoforo Colombo. Scavi eseguiti da una richiesta di verifica partita dall’ex giudice Guglielmo Muntoni che ha reperito fondi privati per poter procedere. E proprio per paura di un crollo improvviso e devastante i lavori di scavo procedono da più giorni, nel tentativo di capire come entrare in questa grande galleria, tombata esattamente dopo la scomparsa del giudice da Nicoletti e di cui è stato individuato l’accesso. Questa galleria è stata descritta davanti alle telecamere, nei giorni scorsi, da uno dei sacerdoti appartenenti alla congregazione religiosa che ha venduto la villa, che ha indicato anche il punto da cui iniziare a scavare. La Casa del Jazz, lo ricordiamo, è nato dalla confisca del bene alla criminalità organizzata, nella fattispecie al cassiere della banda della Magliana Enrico Nicoletti. La villa fu venduta a Nicoletti dal Vicariato di Roma e la compravendita della villa fu regolata dal cardinale Ugo Poletti (un personaggio chiave dell’intera vicenda della cittadina vaticana, ndr)”. Villa Osio fu ceduta a Nicoletti nel 1984 quindi “Quando Emanuela scomparve, era ancora di proprietà del vicariato di Roma”, ha fatto notare in più occasioni Pietro Orlandi.






