Chamila Wijesuriya, barista dell'hotel Berna di Milano, sarebbe morta soffocata, strangolata a mani nude da Emanuele De Maria, il detenuto che era stato ammesso al lavoro esterno nell'albergo e che, tra il 9 e l'11 maggio, oltre ad ammazzare la 50enne ha tentato di ammazzare un altro collega a coltellate e poi si è lanciato dalle terrazze del Duomo, uccidendosi.
Sono questi, da quanto si è saputo, i primi esiti degli accertamenti autoptici eseguiti, in attesa delle relazioni finali del medico legale, il 16 maggio.
Da quanto si è appreso, le due ferite da taglio alla gola, inferte con un coltello, e le ulteriori lesioni simili in corrispondenza dei polsi della donna non sarebbero state la causa della morte e potrebbero essere state inferte dopo il decesso.
Quando è stato trovato nel Parco Nord di Milano, il cadavere della donna aveva in bocca delle foglie e anche su questo aspetto gli inquirenti stanno indagando per capire se si sia trattato di un gesto da parte di De Maria effettuato nell'ambito di una sorta di "rituale". Per questo si stanno verificando anche le modalità del precedente femminicidio che aveva commesso nel 2016. Gli esami tossicologici, con tempi più lunghi, dovranno stabilire, poi, se De Maria avesse assunto droghe.







