«Il vino promosso in quel modo, ovvero troppo mediatico, non è consono allo spirito monastico. Utilizzare l’immagine delle sorelle per pubblicizzarlo è una modalità troppo mondana contraria alla nostra vocazione». Sono le parole di Mauro Lepori, abate generale dei Cistercensi, rilasciate alla giornalista Ilaria Dalle Palle in un’intervista mandata in onda due giorni fa dalla trasmissione Pomeriggio Cinque. Arrivano a quasi un mese dalla fuga delle undici monache dal monastero di San Giacomo di Veglia, a Vittorio Veneto (Treviso), dove le religiose si sostenevano producendo anche Prosecco. Con Madre Aline Grammachi, destituita dal ruolo di abbadessa il 21 aprile per le accuse di maltrattamenti da parte di alcune consorelle, le monache in fuga sono prima andate dai carabinieri e poi si sono rifugiate da amici e parenti. Oggi le «transfughe» sarebbero comunque ad un passo dall’entrare in una villa messa a disposizione da un imprenditore di San Vendemiano, nel Coneglianese.
L'abate delle suore in fuga dal monastero veneto: «Mai chiuso conventi. Ma promuovere vino con l'immagine delle monache non è appropriato»
Mauro Lepori, a capo dell'ordine cistercense, parla delle religiose «transfughe»: «Una modalità mondana di comunicazione. Se ho chiuso strutture religiose? Ho solo celebrato funerali di realtà morenti»







