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Tutti e due i candidati che sono arrivati al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Romania di domenica sono anti-sistema, a modo loro. Il sovranista George Simion e Nicușor Dan, indipendente di orientamento liberale, sono distantissimi politicamente ma un tratto li accomuna: entrambi sono esterni ai partiti istituzionali che con coalizioni variabili governano da molti anni, ed entrambi hanno costruito i loro successi su una critica corrosiva all’establishment politico. Hanno però programmi opposti. Il principale discrimine è che Dan è un europeista convinto, mentre Simion è un nazionalista euroscettico.

Fin qui Dan è stato il meno raccontato dai media, anche perché è un candidato meno polarizzante di Simion e non era scontato che passasse il primo turno. Partiamo da lui.

Dan ha 55 anni, un dottorato in Matematica e ha studiato anche alla Sorbona di Parigi. È conosciuto soprattutto perché dal 2020 è sindaco della capitale Bucarest (l’anno scorso è stato rieletto). Anche allora si era candidato come indipendente dopo essersi distinto come attivista nelle campagne contro la corruzione, locale e nazionale, e per salvare «dagli squali immobiliaristi» i palazzi storici. Quand’è diventato sindaco, non era completamente estraneo alla politica.