BOLOGNA – Era la maestra, indimenticabile. Ma è stata anche scrittrice, attivista, “nata a sinistra e lì sono rimasta consapevolmente da adulta”, raccontava di sè. E’ morta Francesca Ciampi, voce della scuola più innovativa e inclusiva, quella del gioco, delle attività all’aria aperta, delle uscite coi bambini per scoprire il territorio, del mettersi in gioco a misura di alunno scendendo dalla cattedra. “Quanta vita, quanta umanità, quanta disponibilità. Un pezzo di storia della Bologna democratica” la ricorda l’assessore Daniele Ara.

Nata a Corticella, in una famiglia operaia, fece le magistrali alle Laura Bassi (“il classico non potevo permettermelo, ma quando buttavo l’occhio per un po’ ho avuto dispiacere”), infine la laurea a Magistero all’università a Firenze. Sul treno da studentessa pendolare l’amore per Cesare Manservisi, il compagno di una vita, celebre maestro, “era un artista” diceva del marito. Le prime esperienze da insegnante con il Comune, anche nelle colonie, il movimento di cooperazione educativa (Mce), la conoscenza con Bruno Ciari, “di straforo conoscemmo indirettamente anche don Milani”, diceva di loro: “Ci sembrava di veder realizzati dei sogni, non erano utopie, bisognava non essere da solo e lavorare molto”. Le supplenze, poi il ruolo nelle scuole bolognesi.