Francesco Nuti avrebbe oggi compiuto settanta anni. E torna nella sua Firenze che gli dedica una serie di appuntamenti pulsanti di amarcord. I film di Nuti sono stati per gli esercenti una vera manna. Una garanzia al botteghino per tutti gli anni Ottanta, da Io Chiara e lo Scuro a Donne con le gonne. I suoi personaggi sono entrati a far parte del nostro immaginari, le sue battute nel guinnes delle citazioni. Le location fiorentine spopolano. Fa il pieno Caruso Pascoski. Ma prima c’era stato a Ovest di Paperino coi Giancattivi che lanciano sassi dalla scalinata di via dei Bastoni in piazza Ferrucci o inseguiti dai vigili attraversano il cavalcavia in acciaio di viale Matteotti da anni smantellato. Poi ci sono sale del Gambrinus (anch’esse oscurate) dove Francesco Piccioli, detto il Toscano, ingaggia epiche sfide al biliardo con Marcello Lotti, detto Lo Scuro, mentre in Donne con le gonne fanno da set il cimitero di Settignano, il piazzale delle Cascine e l’ex sanatorio Banti a Pratolino. Dicevamo di Caruso Pascoski di padre polacco. Un giro in città fra piazza Santa Croce coperta di neve (finta), il caffè Rivoire di piazza della Signoria, l’ex cinema Excelsior oggi libreria, le passeggiate lungo l’Arno alla pescaia di San Niccolò, i giardini della Società dei Canottieri, per finire alle Cascine, sulla panchina del piazzaletto dell’Indiano, dove si consuma l’arco costituzionale mangiando un panino con la mortadella: «La mortadella è comunista, il salame socialista, il prosciutto democristiano, la coppa liberale, le salsicce repubblicane, il prosciutto cotto fascista». E i radicali? chiede Antonio Petrocelli a Francesco Nuti. «La finocchiona». Per Il signor quindicipalle Nuti si sposta a Prato, la sua città adottiva. Non tutto fila liscio. Il 27 settembre 1997 alla fine di una ripresa notturna, Nuti viene contestato da oltre 400 comparse che, chiamate per le riprese del campionato di biliardo all’interno del Castello dell’Imperatore. Colpa di un equivoco: le riprese erano finite prima del tempo e i soldi spettanti (125 mila lire a testa) arrivarono alle 4 del mattino. Per Francesco fu una batosta. Bellissimo il ritratto che di Francesco Nuti ha dato Roberto Benigni: «un generosissimo monello con la malinconia in fondo agli occhi».
Firenze ricorda Nuti, il monello malinconico e i suoi set in una città stralunata e sorridente
La testimonianza di compagni di viaggio e amici in occasione del settantesimo dalla nascita dell’attore e regista







