Compravano on line abiti firmati: jeans, giacche, camice, scarpe, borse. Fiutavano l’affare e lo inseguivano sul web, contattando i venditori sui loro profili social, spuntando prezzi competitivi rispetto a quelli dei negozi ed effettuando i bonifici su carte PostePay prepagate appena avevano la comunicazione che la merce era stata spedita. Dopo qualche giorno, quando i capi d’abbigliamento e gli accessori ordinati (e pagati) non arrivavano ed ogni tentativo di contattare il fornitore risultava vano, capivano di essere stati imbrogliati. E presentavano denunce, che a molti sembravano senza speranza. Erano uomini e donne residenti in tutte le regioni d’Italia, le vittime della truffa sulla moda di seconda mano. Ignoravano che le loro storie fossero identiche tra loro, fino a quando non sono stati contattati dalla Procura di Bari, che ha avviato un’indagine in seguito alla presentazione di una denuncia alla Stazione dei carabinieri di Picone.
L’inchiesta – coordinata dal pm Lanfranco Marazia – si è chiusa di recente con 15 persone indagate per truffa, aggravata dall’aver interagito on line con i clienti, ostacolando in tal modo la privata difesa. Il processo a loro carico inizierà a dicembre davanti alla giudice Valentina Tripladi e potrebbe avere più parti civili che indagati, considerato che 54 sono le presunte vittime.






