Il bradisismo ricomincia a tormentare l’area dei Campi Flegrei, quella che si affaccia sul Golfo di Pozzuoli, da Bagnoli a Monte di Procida, passando per Baia, Bacoli, Quarto, parte di Marano e una piccola zona di Giugliano, e di Napoli. Area colpita da una grande deindustrializzazione che dagli anni 80 lascia ancora i segni sul territorio. L’esempio più noto e impattante è quello di Bagnoli, ma lungo la costa flegrea gli scheletri delle vecchie fabbriche pubbliche abbandonate sono ancora numerosi. Alla fine del secolo si pensò di sostituire l’industria con il turismo, che trovava nelle bellezze ambientali e nel patrimonio storico e archeologico grandi attrazioni. Ma la conversione è avvenuta solo in parte: non sono poche le presenze industriali nell’area dei Campi Flegrei, anche con esempi di eccellenza, ma in numero minore rispetto al passato; il turismo ha avuto uno sviluppo, ma limitato a una offerta locale (mancano operatori internazionali) e a una domanda anch’essa di visitatori italiani o addirittura campani. Il bradisismo ha avuto un peso sullo sviluppo lento dell’area Flegrea? Le scosse di terremoto frequenti, l’allarme in ogni ora del giorno, la preoccupazione che le strutture possano cedere sono per i cittadini motivo di grande stress, ma l’impresa per lo più si è organizzata a far fronte e non pensa a delocalizzare.