Che le allergie siano in aumento non c’è dubbio. Che i cambiamenti climatici possano influire sull’insorgenza temporale e sulla durata delle pollinosi è altrettanto assodato. Ma per chi deve fare i conti con gli elementi delle piante che hanno il compito di fecondare gli ovuli e purtroppo possono scatenare sintomi oculari, respiratori e non solo appare fondamentale soprattutto capire se il polline responsabile dell’ipersensibilità è in circolo o meno. Perché ogni polline ha una serie di “marcatori” speciali sulla propria parete, che lo rendono in grado di essere “accettato” solo da ovuli femminili dello stesso tipo.

Allo stesso tempo, anche il sistema immunitario dell’organismo umano “subisce” l’azione solo di alcuni pollini e non di tutti. Ed allora? Allora occorre capire bene, e con precisione, cosa sta circolando nell’ambiente. E non solo per il singolo, ma anche per chi si occupa di urbanistica. Perché se si deve procedere a piantare nuovi alberi, è meglio sapere cosa conviene inserire nell’ambiente e dove. Questioni complesse, si dirà, visto che a volte i pollini possono essere quasi identici tra loro. Ma l’intelligenza artificiale (Ai), in futuro, potrebbe aiutare sia i pazienti sia chi si occupa di salute e ambiente. Almeno per certe tipologie di specie. A prometterlo è un sistema di Ai messo a punto dagli studiosi dell’Università del Texas ad Arlington, dell’Università del Nevada e del Virginia Tech, che potrebbe potenzialmente portare sollievo a chi fa i conti con l’allergia. La ricerca è apparsa su Frontiers in Big Data.