Tra le questioni rimaste in sospeso prima della pausa feriale c’è quella dell’alternanza di genere nella prossima legge elettorale. C’è tutta la legge elettorale, ricorda qualcuno di quelli che hanno lavorato al tavolo del faticoso accordo sulle preferenze che ha consentito ai leader del centrodestra di andare in vacanza tranquilli. Sebbene, tranquilli, si fa per dire, dato che ci sono almeno tre settimane per ripensarci e dopo il voto al Senato, che molti, erroneamente, danno per scontato, perché è palese, ci sarà di nuovo uno scrutinio alla Camera, che dovrebbe chiudere l’iter del testo, e invece non è detto. Il perché di tanta inquietudine, che ha portato anche la vicesegretaria di Forza Italia a scrivere a Tajani per porre il problema, è presto detto. La nuova legge elettorale ha messo la gran parte dei parlamentari, tagliati di un terzo nella precedente legislatura, non va dimenticato, a dubitare della propria elezione. Con la legge attuale, salvo qualche sporadica eccezione, si sapeva prima chi sarebbe stato eletto - scelto dal o dalla leader del proprio partito -, chi non lo sarebbe stato e chi avrebbe potuto giocarsela, che corrisponde a partire in una condizione di incertezza e confidare sull’evoluzione della campagna elettorale. Questa terza possibilità valeva soprattutto per i collegi uninominali, nei quali venivano scelti il 33 per cento di senatori e deputati, e non era poco. Nel Parlamento che va a esaurirsi nel 2027 le donne sono circa un terzo. Nel prossimo, in base a un principio per ora solo enunciato, dovrebbero essere non meno del 40 per cento e non più del 60. L’unico modo di realizzare questo principio è che sia applicato ai capilista - bloccati - che saranno sicuramente votati. Per il resto, a conquistare seggi con il sistema delle preferenze, saranno solo i due partiti maggiori, Fratelli d’Italia e Pd. Ciò rafforza i timori delle donne che le candidate che dovranno giocarsela siano superate dalle connessioni locali, maschili o maschiliste, di sindaci, governatori, assessori di giunte a qualsiasi livello, che servono a mettere insieme le preferenze. Certo, è singolare che questo accada in un momento in cui la leader della maggioranza e quella dell’opposizione sono donne. Ma tant’è. A meno che non ci pensino di nuovo le “franche tiratrici” a Montecitorio.

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