Roma, 6 ago. (askanews) – Fa discutere l’accordo raggiunto ieri nel centrodestra sulle preferenze: l’emendamento unitario che Fdi, Fi, Lega e Noi Moderati presenteranno alla legge elettorale al Senato sarebbe sostanzialmente identico a quello bocciato alla Camera con il voto segreto, quindi di fatto non supererebbe le criticità sull’equilibrio di genere che avevano contribuito all’affossamento in prima lettura. E all’indomani del vertice a casa della premier Giorgia Meloni, con Matteo Salvini, Antonio Tajani e Maurizio Lupi, che ha suggellato l’intesa, in Transatlantico si raccolgono le voci critiche delle donne di maggioranza e di opposizione. Tanto che uno degli sherpa commenta: “Non è durata neanche 24 ore…”.

Per la capogruppo Pd a Montecitorio Chiara Braga si tratta dell'”ennesima presa in giro nei confronti delle donne” e di “una farsa peggiorativa del Rosatellum”. Per Luana Zanella (Avs) è l'”addio all’alternanza di genere”. Dura anche Elena Bonetti di Azione: “Il governo insiste in un’azione contro le donne”. La norma “permetterebbe ai partiti, sia che si presentino in coalizione che da soli, di blindare ed eleggere solo uomini”.

Ma cosa prevede l’emendamento su cui il centrodestra al tavolo degli sherpa – tutti maschi – ha trovato la tanto agognata unità? Capilista bloccati nei listini dei collegi plurinominali e fino a tre preferenze da scegliere in una lista di sei candidati, il cosiddetto modello toscano, “con una sola modifica per rafforzare maggiormente l’alternanza di genere, ivi compresi anche i collegi uninominali del Trentino Alto Adige”. La modifica prevederebbe che sulla scheda il candidato successivo al capolista sia di genere diverso dal capolista. Un ritocco che però non aggiunge nulla alla presenza femminile visto che i candidati successivi al capolista – unico nome bloccato – saranno eletti in ordine di preferenze conquistate e non a scorrimento. Nella sostanza una proposta identica a quella affossata alla Camera che, vale la pena ricordarlo, aboliva la previsione del Rosatellum secondo cui nessuno dei due generi può superare il 60% dei capilista a livello nazionale: i capilista quindi potevano essere tutti maschi o tutte donne.