Quando il gioco politico si fa duro, gli sguardi si rivolgono verso il Colle come se fosse un Olimpo abitato da Zeus. Salvo scoprire, quasi con rammarico, che Sergio Mattarella non è onnipotente e può intervenire soltanto se la Costituzione glielo richiede. Caso concreto: nel pasticciaccio delle preferenze, bocciate a voto segreto, il Capo dello Stato deve limitarsi a osservare. Da semplice spettatore. Sarà Giorgia Meloni, se lo riterrà opportuno, a fargli visita per informarlo delle prossime mosse; al Quirinale nessuno lo pretende, tantomeno se lo aspetta. Del resto la premier aveva ritenuto superfluo «riferire» (come si dice in gergo) dopo la batosta di marzo nel referendum sulla giustizia; temeva forse di apparire debole, di andare a Canossa; figurarsi se chiederà udienza stavolta, dopo un agguato di franchi tiratori che, comunque lo si giudichi, è meno grave di un verdetto popolare.

Dopo la bocciatura delle preferenze alla Camera contatti tra gli sherpa di Palazzo Chigi e del Quirinale. Ma per la presidenza della Repubblica si tratta di un…

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