«La paura ha preso il sopravvento. Ha coperto tutto, come una spessa coltre di neve». Nell’ufficio della sua Ong, nel campo profughi di Aida, vicino a Betlemme, Munther Amira confida di non ricordare con precisione il giorno esatto in cui si è spenta la voce dei palestinesi. Ricorda soltanto che, a un certo punto, la gente ha smesso di scendere in strada, di manifestare, di urlare slogan contro i bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza. Quasi avesse preferito ingoiare la collera contro il nemico, per non esporsi a pericolose conseguenza. Davanti alle imponenti manifestazioni avvenute domenica a Tel Aviv, davanti a centinaia di migliaia di israeliani scesi in piazza per chiedere con forza la fine della guerra a Gaza, il silenzio che da molti mesi avvolge la Cisgiordania diventa ancor più assordante.

«La paura ha preso il sopravvento. Ha coperto tutto, come una spessa coltre di neve». Nell’ufficio della sua Ong, nel campo profughi di Aida, vicino a Betlemme, Munther Amira…

«La paura ha preso il sopravvento. Ha coperto tutto, come una spessa coltre di neve». Nell’ufficio della sua Ong, nel campo profughi di Aida, vicino a...