Invecchia la società italiana e ha sempre più bisogno di cure. Ma invecchiano anche i medici che mancano di nuovi ingressi e investimenti sufficienti per fornire le cure a tutti e fermare le dimissioni di chi sceglie di scappare dal pubblico. A ribadirlo sono i dati Istat che certificano una situazione di grande affanno: i nostri medici, infatti, sono i più vecchi se paragonati agli altri Paesi Ue. Male anche per quanto riguarda i presidi sui territori: siamo al quattordicesimo posto per numero di medici ogni 100mila abitanti (dietro Austria, Germania e Spagna). Dopo il Covid, sono aumentati gli studenti e chi accede ai corsi di specializzazione, ma non abbastanza i professori né i ricercatori. Infine, sono cresciute le dimissioni dal Sistema sanitario nazionale (oltre 10mila nel 2021) e il 30% di queste sono da imputare a scelte volontarie per passare al privato o andare all’estero. Un quadro sempre più preoccupante e al quale, per ora, la politica continua a non dare risposte adeguate. “L’aumento della pressione sul sistema sanitario”, scrive la nota dell’Istituto nazionale di statistica evocando l’aumento dell’età demografica, “richiederà un attento sforzo di programmazione delle politiche, che dovrà coinvolgere anche i percorsi di istruzione e formazione, al fine di rispondere alla domanda crescente di cure ed evitare al contempo la creazione di un ‘imbuto formativo’ e di un possibile ‘imbuto occupazionale'”. Uno sforzo invocato da medici ed esperti, per il momento senza risultati.