Orari infiniti, lavoro in partita Iva ma che, la stragrande maggioranza delle volte, prevede un forte vincolo di subordinazione impartito direttamente dal titolare dell’agenzia. Ritmi di lavoro stressanti che compromettono l’equilibrio tra vita privata e professionale. Sono gli elementi che caratterizzano il lavoro di agente immobiliare – o meglio sarebbe definirli collaboratori/procacciatori immobiliari – secondo le tante testimonianze raccolte nel corso di mesi da Ilfattoquotidiano.it. Ma non sono gli unici aspetti borderline messi in luce dai ragazzi che lavorano, o hanno provato a lavorare, nelle agenzie affiliate in franchising ai gruppi Tempocasa e Tecnocasa sparse su tutto il territorio nazionale.

La distinzione tra agente immobiliare e collaboratore è doverosa: in Italia, per diventare agenti immobiliari occorre superare un esame di abilitazione professionale. Solo dopo è possibile operare effettivamente come mediatore e seguire direttamente le trattative immobiliari. La differenza è sostanziale perché, in teoria, secondo le normative, solo chi è abilitato può espletare tutta una serie di valutazioni e operazioni, i ragazzi “assunti” senza il possesso dell’abilitazione non potrebbero né definirsi né operare come agenti immobiliari. Cosa che invece a volte accade.