Mentre l’Europa si avvicina alle elezioni per il Parlamento Europeo, si trova a navigare in un mare di sfide senza precedenti, caratterizzato da una grande instabilità geopolitica ed economica. L’impatto della pandemia, l’inflazione, e le tensioni sociali esacerbate da conflitti alle sue porte, mettono in luce la necessità di una gestione più efficace e proattiva dei cambiamenti strutturali dell’economia da parte delle istituzioni pubbliche.

Al centro di questa trasformazione c’è la transizione ecologica, vista non solo come una necessità per mitigare i cambiamenti climatici ma anche come un’opportunità di crescita economica e di incremento della produttività, paragonabile alle rivoluzioni tecnologiche del passato. Questa transizione, se gestita con successo, può portare a un significativo risparmio di risorse, riducendo i costi legati al riscaldamento globale e alla gestione di eventi climatici estremi. Il potenziale impatto positivo sulle nuove tecnologie e sulla produttività è notevole, ma non esente da sfide.

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Un punto cruciale riguarda la cosiddetta “distruzione creativa”, un processo in cui alcuni settori industriali vengono ridimensionati o scompaiono mentre altri emergono e prosperano. Questo fenomeno porta inevitabilmente a una redistribuzione delle risorse, creando vincitori e perdenti. Di fronte a questa realtà, diventa essenziale implementare politiche pubbliche che assicurino una distribuzione equa dei costi e dei benefici, sostenendo l’adesione e l’accettazione delle politiche pubbliche e rendendo la transizione non solo ecologica ma anche socialmente sostenibile.