Il governo italiano ha deciso di entrare in guerra contro gli Houthi, nel Mar Rosso. Penso che nell’opinione pubblica italiana, cloroformizzata dall’informazione del regime bipolare, non vi sia alcuna consapevolezza dell’enormità decisa. Apparentemente questa scelta sarebbe finalizzata al ripristino del traffico regolare delle navi nel mar Rosso, in realtà è un cambio radicale di collocazione geopolitica dell’Italia sul piano mondiale.

Vediamo perché. Innanzitutto, gli attacchi militari degli Houthi sono fatti in nome e per conto dello Stato dello Yemen il cui Parlamento ha appena votato l’inserimento degli Stati Uniti, della Gran Bretagna e dello stato di Israele nell’elenco dei terroristi internazionali. L’Italia non partecipa quindi ad una missione militare contro una organizzazione terroristica ma contro uno Stato: lo Yemen.

In secondo luogo gli Houthi hanno detto chiaramente che intendono bloccare e colpire ogni nave che sia diretta ad Israele fino a quando non verrà fermato il massacro di Gaza. L’azione dello Yemen è quindi una precisa azione di guerra finalizzata ad interrompere gli scambi commerciali con Israele fino a quando l’esercito israeliano continuerà il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Si può discutere quanto si vuole dell’azione degli Houthi ma è del tutto evidente che stanno compiendo un’azione militare finalizzata a spingere Israele a porre termine ad un massacro che – a parole – quasi tutto il mondo condanna. Ribadisco che qualunque sia il giudizio si dia su questa azione di guerra – e io che sono contro la guerra non posso che condannarla – di questo stiamo parlando e non di altro.