“Caro Amico, Lei ti scrive, così io mi distraggo un po’…”

Probabilmente l’istrionico Lucio Dalla avrebbe riscritto così l’Anno che verrà, la sua canzone più rappresentativa con la quale chiudeva i suoi concerti, pensando a “Lei”, all’IA: l’intelligenza artificiale di cui tutti parlano e discutono in questi giorni in disamine continue, ricche a volte di banalità, alcune volte di suggestioni o distopie, altre volte di dubbi o speranze. Ovunque se ne parla, persino Papa Francesco recentemente ci ha regalato riflessioni intense e ricche di turbamenti etici.

Il 2023 potrà essere definito, quindi, l’anno dell’IA? O lo sarà il 2024?

L’IA ci ha cambiati e continuerà a cambiarci senz’altro, come ci hanno cambiati l’Internet, il Web e il Social Web attraverso mirabili app che ci rendono liberi e contemporaneamente prigionieri. Facciamo un esempio di questi profondi cambiamenti che ci riguardano. Un esempio tratto dalla nostra quotidianità.

Google in 25 anni ha accumulato il potere di vita o di morte digitale su di noi: riflettiamoci su