In questi giorni di festa il consumismo è quella coperta corta che non riesce a mascherare la realtà degli incontri che ci aspettano ai pranzi e ai cenoni. Incontri con parenti poco o mai incontrati, con i giudizi pesanti e i sorrisi di circostanza. Quando va bene. Perché quando va peggio il conflitto si propaga come un’onda. Gli sguardi diventano urla e, purtroppo, qualche volta violenza. Ci ricordiamo, per esempio, che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia?
No, nelle pubblicità di Natale non c’è niente di tutto questo. La verità dei rapporti umani non serve per vendere.
È un peccato che a questa gravità sfuggiamo, quasi sempre almeno. Perché a cercar bene un antidoto c’è. Si chiama dialogo. Ma di un tipo specifico, un dialogo che sia utile a tenere le porte aperte precisamente con chi non vuole dialogare.
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È facile praticare il dialogo con chi vogliamo bene, molto meno con chi ci spaventa o ci ha fatto del male. Eppure è proprio qui che è possibile sperimentarne la potenza sconcertante.






