“Qui sono in gioco le grandi regole dello Stato di diritto. Da un lato la soggezione dei magistrati soltanto alla legge, a garanzia della loro autonomia, dall’altro la separazione dei poteri, che è ad essa correlata. Se una legge è in contrasto con la Costituzione o con le norme europee, il giudice deve rispettare e applicare queste ultime, non soggiacere alla volontà del governo”. Gaetano Azzariti, professore ordinario di Diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, guarda con preoccupazione all’offensiva politica in corso nei confronti di Iolanda Apostolico, la giudice di Catania che ha disapplicato il decreto Cutro sull’immigrazione ritenendolo contrario al diritto dell’Unione europea e quindi alla nostra Carta. Solo nelle ultime ore la premier Giorgia Meloni ha accusato la magistrata di voler favorire l’immigrazione illegale, mentre il suo vice, il leader leghista Matteo Salvini, l’ha tacciata di malafede per alcuni vecchi post sui social in cui mostrava simpatie progressiste. “Una reazione scomposta e tutta politica che non dovrebbe avere rilevo sul piano costituzionale”, commenta Azzariti al fattoquotidiano.it.

Cosa intende?

La contestazione sarebbe accettabile se riguardasse il merito: è legittimo che il governo, autore della legge censurata, ritenga che la decisione sia sbagliata. Anche in questi casi, in realtà, bisognerebbe tenere un comportamento “istituzionale” e moderare i toni, nel rispetto del principio di leale collaborazione tra poteri, ma è una questione di sensibilità. In ogni caso il Governo può certamente impugnare l’ordinanza, come ha già annunciato di voler fare, e a quel punto sarà un altro giudice a verificare la giusta interpretazione della norma. Leggo invece che si è voluta montare una polemica sulle presunte opinioni personali della magistrata, senza prendere in considerazione alcuna le motivazioni del provvedimento. O meglio, la presidente del Consiglio cita una sola frase (sulle “caratteristiche fisiche del migrante, che i cercatori d’oro in Tunisia considerano favorevoli allo svolgimento della loro attività”, ndr) che però con quelle motivazioni non ha nulla a che vedere.