“Apprezzo i giudici che parlano con le sentenze non politicizzate“. Così, rispondendo ai cronisti a margine di Expo Ferroviaria a Milano, il vicepremier Matteo Salvini torna ad attaccare Iolanda Apostolico, la giudice di Catania che ha disapplicato il decreto Cutro sull’immigrazione ritenendolo contrario al diritto dell’Unione europea, non convalidando perciò i provvedimenti di trattenimento emessi dal questore di Ragusa nei confronti di quattro cittadini tunisini richiedenti asilo. Già nell’immediatezza della decisione il leader della Lega si era scagliato contro la magistrata, twittando i passaggi del suo decreto che riportavano la versione di uno dei richiedenti, spacciandoli per le motivazioni e affermando: “Serve una profonda riforma della giustizia”. Lunedì invece ha rilanciato gli articoli di alcuni giornali di destra a proposito di vecchi post sui social in cui Apostolico mostrava simpatie progressiste, affermando di voler portare il caso in Parlamento “perché i tribunali sono sacri e non possono essere trasformati in sedi della sinistra“.

L’Anm a sostegno della giudice di Catania: “Da governo e maggioranza parole preoccupanti”

Anche Giorgia Meloni torna sul caso parlando a margine del Festival delle Regioni. Nemmeno 24 ore dopo aver accusato la giudice Apostolico di voler “favorire l’immigrazione illegale”, la premier tenta di gettare acqua sul fuoco: “Non c’è nessuno scontro con la magistratura, lo voglio ribadire anche questa volta. Semplicemente la magistratura è libera di disapplicare una legge del governo e il governo è libero di dire che non è d’accordo, perché a me la motivazione con la quale si rimette in libertà un immigrato irregolare, già destinatario di un provvedimento di espulsione, dicendo che le sue caratteristiche fisiche sarebbero quelle che i cercatori d’oro in Tunisia considerano buone per il loro interesse mi pare francamente molto particolare”. In realtà quest’affermazione è una bufala: il passaggio in questione non è affatto utilizzato per motivare la decisione, ma soltanto per dare atto delle dichiarazioni del migrante in udienza (qui l’approfondimento del fatto.it).