Dal 2011 la Libia non trova pace a causa di conflitti interni e divisioni politiche, con governi paralleli sostenuti da milizie e gruppi armati che non rendono conto a nessuno e che si autoproclamano legittimi. Nell’est del paese, le Forze armate arabe libiche del generale Haftar controllano il territorio e svolgono funzioni simili a quelle governative, con tanto di istituzioni-ombra.
L’uso, da parte delle Forze armate arabe libiche, di tattiche brutali per reprimere le proteste, limitare gli spazi alla società civile indipendente e mantenere saldamente il potere è stato ampiamente documentato dalle organizzazioni per i diritti umani. Il prezzo di questo non-governo è emerso in una dimensione apocalittica quando, l’11 settembre, la tempesta Daniel si è abbattuta sulla zona della “Montagna verde”. La città di Derna è andata sott’acqua a causa del crollo delle dighe di Abu Mansour e Al Bilad. Bilancio ancora non definitivo: 4000 morti e 9000 persone non più ritrovate. Quelle due dighe, costruite 50 anni fa, non ricevevano manutenzione da tempo immemore e già alla fine dello scorso secolo avevano mostrato segni di cedimento.
Libia, perché la catastrofe di Derna è anche un ‘dono’ dell’Occidente





