Tobias rise del pagliaccio dei Verdi che veniva intervistato in qualche stanza. Uno sbruffone con la laurea. La parete tappezzata di libri. La vita umana di qua e salvare gente di là. Fanculo, voleva urlargli. La piazza del mercato era piena. Anche a Neschwitz si sarebbe dovuti radunare così tanti cittadini, quando fosse arrivato il loro turno. Nemmeno un politico nel raggio di chilometri che affrontasse le masse. Se ne stavano rintanati in casa, comodi e al calduccio. Mercedes come auto di servizio. In tutta la vita non avevano mai lavorato con le mani. Tobias sogghignò quando le campane della chiesa rintoccarono. Il pastore si schierò contro i manifestanti. Come se dipendesse dagli scopatori di bambini. Come se gliene fregasse a qualcuno che il cazzo di campanile non era illuminato.

Battere i pugni sul mondo, di Lukas Rietzschel (traduzione di Scilla Forti; Keller Editore). Straordinario, veritiero e ruvido romanzo che narra delle macerie dell’ex Ddr ricorda, per certi versi, la grande prosa di Christoph Hein in libri come Terra di conquista e Willenbrock, oltre che la psicologia del caos dei protagonisti de Criacuervo, di Orlando Echeverri Benedetti e i giovani senza prospettive di Teriaca, di Andrea Zoccolan. È la storia di due fratelli, Philipp e Tobi, cresciuti all’alba del terzo millennio in una zona periferica dell’ex Repubblica democratica tedesca. In un micromondo dove le illusioni e le speranze di una vita migliore arrugginiscono insieme ai ruderi industriali, i due cercano una propria strada.