Si riducono gli acquisti delle famiglie italiane alle prese con i forti rincari dovuti all’inflazione. Lo scorso giugno la quantità di prodotti venduti è diminuita del 3,8% rispetto al giugno del 2021 e dell’ 1,8% nel confronto con lo scorso maggio. Nel mese di giugno l’inflazione italiana si collocava all’8%. Il contestuale aumento dei prezzi ha fatto si che la spesa delle famiglie su base annua salisse comunque dell’1,4%. I consumatori hanno privilegiato la grande distribuzione, dove i prezzi sono solitamente più contenuti e le offerte più frequente, a danno dei piccoli negozi. Gli incassi di supermercati ed hard discount sono saliti del 4,6% su giugno 2021, quelli dei negozi sono scesi dello 0,9%. Si registra un deciso calo per il commercio elettronico (-6,8%).
A luglio altra stangata per le famiglie: inflazione al 7,9% e il carrello della spesa rincara del 9,1%, record dal 1984. Il pil regge nonostante la guerra
“Si addensano le nubi sull’economia italiana. Dopo gli ottimi risultati conseguiti dall’inizio del 2021 fino ai primi mesi dell’anno in corso, si moltiplicano i segni negativi nei principali indicatori congiunturali. La stessa crescita del secondo trimestre del Pil è verosimilmente dovuta a un effetto trascinamento che sta scomparendo con l’inizio dell’estate. Il dato di oggi conferma che i consumi, nonostante la forte crescita dei servizi legati al turismo e alla socialità, sono in fase di rallentamento”, afferma Confcommercio commentando i dati Istat. “L’inflazione pesa sulla spesa delle famiglie. Il dato Istat di giugno sulle vendite al dettaglio evidenzia, ancora una volta, il ruolo negativo giocato dalla dinamica al rialzo dei prezzi, in particolare di utenze ed altri costi fissi incomprimibili, che porta gli italiani a ridurre gli acquisti, pur spendendo anche di più, con il rischio di un vero e proprio autunno nero per i consumi” scrive invece Confesercenti.






