Petrolio in forte accelerazione sui mercati internazionali. Il greggio torna a correre con decisione. Nelle contrattazioni di questa mattina le quotazioni segnano un netto rialzo, con progressi superiori ai due punti e mezzo percentuali sui principali riferimenti globali. Il WTI (West Texas Intermediate) con consegna a ottobre è scambiato a 102,73 dollari al barile, in aumento del 2,68% rispetto alla chiusura precedente.

In parallelo, il Brent del Mare del Nord con consegna a novembre avanza del 2,59% a 107,32 dollari. A trainare l’impennata concorrono fattori geopolitici e scelte di politica dell’offerta. Sul fronte delle tensioni internazionali, il premio di rischio sul greggio si è ampliato dopo i recenti attacchi e gli scontri che hanno interessato rotte marittime strategiche, in particolare nelle vicinanze dello Stretto di Hormuz e del passaggio di Bab el-Mandeb.

Il timore di possibili interruzioni nei flussi fisici di barili mantiene elevata la cautela tra gli operatori. Dal lato dell’offerta, pesa la decisione dell’alleanza OPEC+ — guidata da Arabia Saudita e Russia insieme ad altri cinque Paesi membri — di confermare livelli produttivi invariati per settembre e ottobre. Lo stop alla sequenza di incrementi graduali approvati nei sei mesi precedenti segnala un approccio prudente sulla disponibilità di greggio nel breve termine.