“Chi vince la corsa all’intelligenza artificiale vince tutto”. Donald Trump lo ripete a margine dell’Irish Open, tra una buca e una dichiarazione, e lo fa nel giorno in cui il suo tour irlandese si trasforma in un mosaico di uscite che toccano l’economia globale, la guerra in Ucraina e persino la geografia politica del Regno Unito.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, il presidente americano rivendica il primato tecnologico degli Stati Uniti sulla Cina - “il Paese più avanzato al mondo”, dice - e boccia senza mezzi termini le richieste di un freno normativo al settore, arrivate nei giorni scorsi anche da alcuni dei big tech statunitensi preoccupati per uno sviluppo dell’IA che rischierebbe di sottrarsi al controllo umano. Trump parla di “forze negative” che vorrebbero rallentare la corsa, e chiude la porta a qualsiasi ipotesi di decelerazione: la partita con Pechino, per lui, si vince solo restando davanti a tutti.
Il tycoon non risparmia pressioni nemmeno sulla Federal Reserve, alla vigilia della riunione del board di politica monetaria. Dal green del suo golf club di Doonbeg chiede tassi “più bassi a livello globale” per gli Stati Uniti, ma la richiesta si scontra con un’inflazione che ad agosto resta al 3,4%, ben sopra il target del 2% fissato dalla banca centrale: uno scenario che rende più probabile un rialzo che un taglio.










