L'anticipazione di un'intervista ci porta a un dibattito globale di portata storica. Dario Amodei è a capo di Anthropic e ha rilasciato un’intervista a Cbs News, che andrà in onda a "Cbs News Sunday Morning". Si parla dell'intelligenza artificiale e del suo sviluppo a un ritmo definito «esponenziale». Amodei ha parlato di un «segnale d’allarme» per il settore che richiede una serie misure di sicurezza perché, come già anticipato, senza un rallentamento, nel giro di 6-12 mesi, l’IA potrebbe essere in grado di guidare uno sciame di agenti capaci di prendere il controllo dell’intero Internet.C’è una frase, nell’allarme lanciato da Dario Amodei, che probabilmente vale più della previsione dei sei o dodici mesi. Il fondatore e amministratore delegato di Anthropic, una delle aziende che. è bene ricordare, stanno correndo più velocemente nella costruzione delle nuove intelligenze artificiali, ammette di non avere compreso fino in fondo «cosa avrebbe significato davvero un progresso così rapido». Ed è forse proprio questa la notizia. Non che l’intelligenza artificiale stia diventando più potente. Questo ormai lo vediamo ogni giorno, anche a livello "casalingo". Ma che persino chi si trova nella cabina di comando della rivoluzione tecnologica dica, in sostanza, che la velocità raggiunta sta iniziando a sorprendere chi quella macchina contribuisce a costruirla.Amodei parla di sviluppo «esponenziale» e arriva a immaginare che, continuando a questo ritmo, nel giro di sei-dodici mesi un’intelligenza artificiale possa essere capace di guidare uno «sciame» di agenti in grado, potenzialmente, di prendere il controllo dell’intero Internet. Sia Associated Press che Reuters hanno confermato il senso dell'allarme. Sia chiaro: Amodei chiede non di fermare la ricerca. Sicuramente occorre riflette sull'opportunità di rallentare l'aumento delle capacità dei modelli per consentire ai sistemi di sicurezza di recuperare terreno.La frase nell'immaginario collettivo è di quelle che fanno pensare immediatamente ai film di fantascienza. Ma andiamo con ordine.«Prendere il controllo di Internet» non significa necessariamente che un computer possa impossessarsi della Rete mondiale, spegnerla o trasformarla in una gigantesca creatura digitale. Internet, che spesso immaginiamo come qualcosa di immateriale, non ha un unico interruttore né, tantomeno, per fortuna, un unico centro di comando. Internet è un insieme sterminato di server, reti, account, piattaforme, servizi cloud, banche dati, sistemi aziendali, infrastrutture e dispositivi. Oltre ovviamente alla parte hardware che si muove a partire dai cavi sottomarini. Il problema è un altro. Ed è, forse, persino più concreto.Chi agisce?