La stanza del figlio di Riccardo Scamarcio in I figli della scimmia (passato agli Orizzonti veneziani e in sala il 17 settembre) non è la classica cameretta di un adolescente con i poster. No, lo spazio del piccolo Enrico è un viavai senza identità attrezzato per gestire la sua disabilità. Uno spazio nel quale è fondamentale l’amore dei genitori. Ma cosa succede quando uno dei due, schiacciato dalla routine di cure e appuntamenti con i dottori, comincia progressivamente ad allontanarsi, a preferirgli un nipote sano cui fare da mentore? Succede che «il disabile diventa il padre» racconta Scamarcio, «una figura tragica persa tra dovere, solitudine e fuga irrazionale.
Una persona che i familiari non riconoscono più». Tantomeno il povero Enrico, interpretato da Andrea Aggio, attore dodicenne tetraplegico con cui Riccardo stabilisce una relazione che è una delle cose più commoventi dell’opera prima firmata da Tommaso Landucci. Un film asciutto che si avvicina al sentimentale solo nel titolo, preso dall’omonima favola di Esopo, in cui una scimmia preferisce un cucciolo all’altro.
Riccardo Scamarcio: In I figli della scimmia interpreto un padre perso dovere e fuga
Com’è arrivato alla sua attenzione questo progetto di Landucci?












