L'incontro alla Triennale di Milano con i ricercatori dell'Istituto Italiano di Tecnologia e con la neurologa Rachele Piras: «Svolge funzioni complementari al personale sanitario, compiti ripetitivi volti a sostenere medici e infermieri. Mai a sostituirli»

Un colpo secco, e l’umanoide si accascia su sé stesso. È bastato premere un bottone. A schiacciare il tasto giallo è stata Claudia Colla, a capo della rappresentanza per il Nord Italia della Commissione europea. Quello che potrebbe essere sembrato un gesto crudele, è in realtà una tutela importante, «un vero asso nella manica – rassicura Colla –. Grazie all’articolo 14 dell’Ai Act (Regolamento dell’Unione Europea 2024/1689, ndr), in momenti di alto rischio possiamo intervenire in modo drastico». Ma su chi, di preciso?

Nell’andirivieni di persone sul piazzale della Triennale di Milano, c'è un grande bus: è CampBus, il progetto del Corriere della Sera che porta spunti di cultura digitale nelle scuole e che - prima di iniziare la sua settima edizione negli istituti di Milano, Napoli, Roma e Bologna, è parcheggiato qui per mettere a disposizione le tecnologie che contiene a curiosi e ospiti del Tempo delle Donne, la festa-festival di Corriere. Accanto al bus, una figura singolare si staglia fra la gente: un metro e venti di altezza, braccia meccaniche e ruote al posto delle gambe. A un certo punto prende vita, inizia a muoversi lentamente, muove la testa e agita la mano meccanica in gesto di saluto: «Ciao, mi chiamo Alter-Ego. Sono un robot realizzato dall’Istituto Italiano di Tecnologia in collaborazione con l'università di Pisa. Come stai?». Poco più in là, un ragazzo è rivolto verso il muro, indossa un visore e muove nell’aria due joystick. Alza il braccio destro, e l’umanoide fa altrettanto. Esclama: «Buongiorno!», e con voce metallica il robot ripete a venti metri di distanza.