Secondo il quotidiano di Travaglio il "Manifesto per l'Occidente" non ha basi scientifiche. Ma la tesi non è argomentata...di Corrado Oconesabato 12 settembre 20262' di letturaIeri Il Fatto Quotidiano ha dedicato un’intera pagina al Manifesto per l’Occidente, il volume collettaneo pubblicato dall’editore Guerini e associati a cura di Giuseppe Valditara e Giampaolo Azzoni. Per il Fatto si tratterebbe di uno «spot all’Occidente» fondato su basi scientificamente inconsistenti. In che senso lo siano dall’articolo non è dato capire: la tesi non è argomentata, così come nulla aggiunge l’intervista che lo correda a Franco Cardini. Anche l’illustre professore non sembra avere infatti voglia di misurarsi con i contributi del libro. Fa soprattutto effetto la mistificazione delle tesi del volume.Per fare un esempio, si dice che in esso si afferma che colonialismo e totalitarismo siano solo un “inciampo” nella storia dell’Occidente. Falso! Nel Manifesto si parla di fenomeni in contraddizione coi valori occidentali. Anzi proprio questi valori hanno permesso all’Occidente di leggere in modo critico le pagine oscure della sua storia. Insomma, quella del Fatto tutto è tranne che una stroncatura seria, critica, argomentata, fedele al contenuto del libro. Agli autori poco importa portare la discussione sul terreno scientifico e culturale su cui il Manifesto si pone.È ancora giornalismo quello che ne viene fuori o è qualcosa che assomiglia, nemmeno troppo metaforicamente, al metodo staliniano in voga nella vecchia Unione Sovietica? In quest’opera di delegittimazione, con un’inchiesta rapida e superficiale fatta sul web, il Fatto scopre addirittura (sic!) che alcuni firmatari del Manifesto sarebbero «fedelissimi e nominati dal dicastero» in varie commissioni. E si arriva persino a dare in pasto ai lettori i compensi, fra l’altro irrisori, ricevuti per il loro lavoro tecnico e di consulenza. Ovviamente si omette di dire che si tratta non di “amichetti” o personaggi di passaggio, ma di rappresentanti fra i più eminenti della cultura accademica e scientifica nazionale, che non possono essere assolutamente fatti passare, in modo diffamatorio, per opportunisti o prezzolati.C’è poi un altro punto sostanziale da considerare: il Manifesto non nasce a caso, come strumento di marketing politico, ma con il fine nobile di delineare una visione organica della realtà politica e di dare sostanza alle concrete policies di governo che dovrebbero essere attuate. L’attuale crisi della politica non dipende anche dalla mancanza di questo surplus di elaborazione culturale, dalla profonda consapevolezza che ha sempre accompagnato in passato le grandi stagioni della storia? E non è proprio questo deficit una delle cause profonde della crisi della sinistra, i cui intellettuali di riferimento sono ormai per lo più uomini di spettacolo o scrittori e giornalisti fortemente ideologizzati che, chiusi nel loro mondo autoreferenziale, non riescono più a interpretare il mondo che li circonda? Un discorso serio che non meriterebbe di essere buttato in caciara come ha fatto ancora una volta il giornale di Travaglio.