I lavoratori dell'Ilva tornano in assemblea. Dopo la decisione dei giudici della Corte d’appello di Milano che, rigettando la richiesta di sospensiva proposta da Ilva in As e Acciaierie d'Italia in As, ha confermato lo stop dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, lunedì gli operai si ritroveranno dalle 7 alle 9 davanti alla Portineria Imprese per discutere del loro futuro. Il confronto a Palazzo Chigi tra Governo e sindacati, invece, riprenderà martedì 15 settembre. Del resto, non è più possibile rimandare decisioni importanti. Aleggiava nell’aria già da un po’ lo spettro dei licenziamenti che, il 4 settembre, si sono concretizzati con le duemilacinquecento lettere inviate dall’associazione datoriale di Convertino. La procedura era stata sospesa poco prima dell’incontro di martedì scorso nella capitale, in attesa di un’evoluzione della vertenza ex Iva che facesse ben sperare. Aigi, poche ore dopo la conferma arrivata dalla Corte d’Appello di Milano, ha comunicato ieri pomeriggio alle organizzazioni sindacali la ripresa dell’iter previsto per la procedura, specificando che si tratta di una decisione assunta «alla luce dell’improrogabile stop produttivo dell’area a caldo».

Di diverso tenore le reazioni del restante mondo industriale locale. Il presidente di Confindustria Taranto, Salvatore Toma, considera indispensabile un decreto legge urgente che, nel rispetto della salute e dell’ambiente, «consenta ad Acciaierie d’Italia di proseguire temporaneamente la produzione entro un limite massimo di quattro milioni di tonnellate annue, vale a dire su livelli produttivi significativamente ridotti e, dunque, con un minore impatto emissivo». Questo, per Toma, accanto ad un «impegno dello Stato nel finanziamento della trasformazione tecnologica dell’impianto». Confapi intanto auspica scelte coraggiose da parte del Governo, nel rispetto della decisione dei giudici. Il presidente Fabio Greco non ha dubbi, la strada è una sola: installazione dei forni elettrici ed avvio delle bonifiche. «Paradossalmente - dice Greco - con questo provvedimento la situazione diventa finalmente chiara perché adesso si mette un punto e si deve cominciare a parlare di futuro della città senza perdere altro tempo. Da oggi in poi, la diversificazione economica e la transizione industriale non devono rimanere concetti astratti, ma rappresentare la base per il rilancio di Taranto, che non dovrà diventare una seconda Bagnoli».