Ci sono parole che arrivano troppo tardi. Altre che restano per anni sulla soglia, trattenute per paura, pudore, timidezza. E poi ci sono quelle che non pronunceremo mai, ma che continuano comunque a esistere da qualche parte: in un ricordo, in una persona che abbiamo perduto, in un amore rimasto incompiuto. È da questo territorio fragile che nasce Le parole che non ti ho detto, il recital che domenica 13 settembre 2026 porterà Maurizio Mastrini e Giorgio Pasotti nel Teatro di Paglia di Giove, in provincia di Terni, per la seconda edizione de I Teatri di Paglia, progetto inserito nel percorso del Festival Internazionale Green Music. Non sarà semplicemente un concerto e nemmeno uno spettacolo teatrale nel senso tradizionale. Pasotti avrà la parola, Maurizio Mastrini il pianoforte. L’attore attraverserà sceneggiature cinematografiche, poesie, scritti e pagine letterarie legate agli amori impossibili, perduti, desiderati o mai confessati; il pianista risponderà con alcune delle sue composizioni più intime, da Un Fiore a Concerto For The Moon, da Lacrime a Baci, Paris C’est l’amour e Monsieur Satie. La parola provocherà un ricordo, forse una ferita; la musica proverà a raccogliere ciò che rimane quando quella parola si interrompe. Anche il luogo è parte del racconto. A Giove il teatro nasce dalla terra, costruito con balle e rotoballe di paglia, immerso nel paesaggio umbro e pensato secondo un modello di sostenibilità che coinvolge anche l’energia necessaria alle apparecchiature tecniche. Il confine tra palco e natura diventa così più sottile. Non è un dettaglio per Maurizio Mastrini, che alla natura ha affidato una parte importante della propria ricerca e che, proprio durante la nostra conversazione, definisce queste esperienze fuori dalle sale tradizionali come una fusione capace di trasformare il concerto in un evento «multisensoriale». Maurizio Mastrini, pianista, compositore e direttore d’orchestra umbro, ha costruito il proprio percorso mettendo continuamente in tensione rigore e istinto. Diplomato al Conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia, ha cominciato giovanissimo, fino a essere considerato un enfant prodige. È diventato noto anche per esperimenti radicali come l’esecuzione di composizioni classiche partendo dall’ultima nota per arrivare alla prima e, nel corso della sua attività, ha portato il pianoforte in luoghi lontani dalla liturgia della sala da concerto: dalla neve alle spiagge, dall’Etna alle dune del deserto di Dubai. Ha superato i mille concerti e la sua musica ha raccolto decine di milioni di ascolti. Eppure i numeri raccontano solo la parte più visibile della storia. Dietro quello che è stato definito “il fenomeno” rimane un uomo cresciuto in un paese di poche centinaia di anime, figlio di un fabbro, che da bambino accompagnava la musica della radio nella bottega paterna mentre immaginava palcoscenici che ancora non aveva mai visto. Un uomo che oggi, dopo aver attraversato città e continenti, ha scelto di tornare in una piccolissima frazione dell’Umbria, dove può camminare scalzo, legarsi i capelli, fare il pane e ritrovare quella dimensione nella quale dice di essere riuscito a trovare se stesso. È per questo che Le parole che non ti ho detto, durante questa intervista esclusiva per Virgilio Notizie, smette presto di essere soltanto il titolo di uno spettacolo. Per Maurizio Mastrini quelle parole hanno il volto dei suoi genitori, ai quali confessa di aver fatto fatica a dire semplicemente “ti voglio bene”. Hanno il volto delle ragazze dell’adolescenza amate senza che lo sapessero, quando aspettava un autobus soltanto per vedere scendere una di loro. Hanno il suono di Un Fiore, il brano dedicato alla madre, il cui videoclip termina con la fotografia del matrimonio dei suoi genitori: in quell’immagine, racconta, c’è già anche lui, ancora nella pancia di sua madre. Da lì abbiamo provato a togliere, uno dopo l’altro, gli strati più visibili: il virtuoso, il compositore, il successo, i concerti, persino il pianoforte. È rimasto il bambino. Maurizio Mastrini torna più volte a definirsi così. Un bambino che continua ad avere bisogno di scoprire, che prima di salire sul palco ha ancora paura di non essere all’altezza, che considera una ricchezza il sapore del pane fatto con le proprie mani e può vivere come una perdita il non aver trovato il tempo, tra un viaggio e l’altro, di raccogliere le more per preparare una composta. Forse il modo più preciso per raccontarlo, però, lo trova lui stesso alla fine della nostra conversazione. Maurizio Mastrini vuole arrivare lontano, non lo nasconde. Vuole essere conosciuto. Ma dice di avere scelto consapevolmente la strada più lunga. Come quando Google Maps propone due percorsi: quello più rapido e quello panoramico. «Io ho scelto quella panoramica. È più lunga, però mi cibo della bellezza di tutto questo percorso». Ed è proprio percorrendo quella strada che abbiamo provato a incontrare Maurizio Mastrini, prima ancora del pianista.
Maurizio Mastrini, l’intervista: “Ho scelto la strada panoramica per cibarmi della bellezza del percorso”
Da 'Le parole che non ti ho detto' al bambino che ancora si porta dentro: Maurizio Mastrini racconta famiglia, paure, libertà, successo e rinunce







