La compagnia dell’app di dating ha accettato l’accordo per un maxi-rimborso a conclusione di una causa collettiva intentata da migliaia di utenti nel Regno Unito per cessione non autorizzata di dati sensibili
Ventisei milioni di sterline: è questa l’imponente cifra che Grindr (l’app di incontri più diffusa tra la comunità Lgbt, con 15 milioni di utenti all’attivo in tutto il mondo) dovrà pagare per risarcire oltre 12.000 utenti nel Regno Unito, a seguito della condivisione non autorizzata di dati personali e informazioni sensibili ad aziende pubblicitarie. Tra questi rientrerebbero lo stato sierologico (basato sui risultati dei test per Hiv), l’orientamento sessuale e la localizzazione geografica degli iscritti, utilizzati con finalità di targetizzazione delle inserzioni.
Si tratta della conclusione di una battaglia legale che si è protratta per oltre due anni: tutto è iniziato ad aprile 2024 con una class action depositata presso l’Alta Corte di Inghilterra dallo studio londinese Austen Hays per fatti, precedenti al 2020, che avrebbero violato le leggi britanniche in tema di privacy. All’epoca, l’azienda era ancora sotto il controllo della cinese Beijing Kunlun Tech, prima di essere venduta a San Vicente Acquisition (un gruppo di investitori statunitensi) per 608 milioni di dollari, cui è seguita una rivoluzione radicale della dirigenza e nuove misure a tutela della sicurezza personale: oggi, la compagnia vale 2,65 miliardi di dollari.










