Il sostegno all'Ucraina non è negoziabile, neppure in nome delle convenienze elettorali e delle future alleanze. Giorgia Meloni traccia una linea destinata a pesare anche sugli equilibri politici del centrodestra e sul rapporto con quelle forze che negli ultimi anni hanno contestato gli aiuti militari a Kyiv.
In una lunga intervista al Foglio, la presidente del Consiglio rivendica anzitutto la scelta compiuta dal suo governo fin dall'invasione russa. "Per me in questi anni sarebbe stato elettoralmente più vantaggioso non sostenere l'Ucraina, piuttosto che farlo", sostiene Meloni. Una posizione che, spiega, non nasce soltanto dalla solidarietà nei confronti di Kyiv: "Io non ho sostenuto l'Ucraina per Kyiv, io ho sostenuto l'Ucraina per Roma".
Il punto, nella lettura della premier, è la difesa di un ordine internazionale fondato su regole che tutela innanzitutto paesi come l'Italia. Roma, dice, "avrebbe tutto da perdere in un contesto internazionale in cui vengono meno le regole della pacifica convivenza tra le nazioni e torna a prevalere la legge del più forte".
Il Foglio chiede a Meloni se sarebbe disposta a stabilire per la futura coalizione una regola precisa: nessuna alleanza con chi vota contro il sostegno all'Ucraina. La premier non pronuncia formalmente quel veto, ma la risposta va nella stessa direzione: "Giorgia Meloni non è certamente disposta a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale". E aggiunge: "Io sono una persona seria, e non sono buona per tutte le stagioni. Chi cerca un premier che cambia idea in base al sostegno di questo o di quel partito, sempre e solo per tornaconto personale, deve rivolgersi altrove".







