Il consolidamento finanziario in Italia non passa soltanto attraverso scalate, arrocchi e rilanci.
Tra le pieghe del diritto bancario europeo c’è una regola che ha già iniziato a condizionare le traiettorie del risiko: è il Danish Compromise, che in sostanza regola una eccezione.
In condizioni ordinarie, una partecipazione rilevante di una banca in un’assicurazione deve essere dedotta dal capitale primario dell’istituto; con il Danish può invece restare nell’attivo ed essere trasformata in attività ponderata per il rischio, riducendo così l’assorbimento patrimoniale.
Il Danish fece una prima, rumorosa comparsa nel risiko italiano nel 2025 durante l’offerta di Unicredit su Banco Bpm.
Piazza Meda aveva lanciato l’opa su Anima e puntava a estendere il beneficio prudenziale alla partecipazione nella sgr: una costruzione ribattezzata sul mercato «Danish squared».








