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OpenAI, l’azienda che più di tutte ha spinto sull'acceleratore dell’intelligenza artificiale, comincia a chiedersi se non sia il caso di rallentare. Mario Draghi - ex premier italiano, ex numero uno della Bce, autore del rapporto che porta il suo nome per rilanciare la competitività europea - su quell'acceleratore invita l’Europa a spingere, per non restare tagliato fuori dalla corsa e perdere il controllo dei propri dati e delle proprie infrastrutture. Due facce della stessa complessa e contraddittoria medaglia.Sam Altman veste oggi sicuramente i panni più inattesi. Secondo quanto riportato da Bloomberg, l’amministratore delegato di OpenAI avrebbe comunicato ai dipendenti che l’azienda sarebbe disposta a rallentare lo sviluppo dei suoi sistemi più avanzati, possibilmente in coordinamento con altri player concorrenti, se disponibili a condividere la stessa linea. Parole che arrivano dopo una serie di episodi che hanno acceso i riflettori sulla sicurezza dei sistemi più avanzati: ad agosto OpenAI ha sospeso per circa due settimane l’addestramento tramite reinforcement learning sui suoi modelli più recenti in seguito a un incidente che ha coinvolto un agente IA e la piattaforma Hugging Face.











