Mario Draghi indica una possibile strada europea per l’intelligenza artificiale: accelerarne l’adozione senza rinunciare alla sovranità sui dati e senza concentrare infrastrutture e profitti nelle mani di pochi grandi operatori. In una lunga lettera pubblicata dal Financial Times, l’ex presidente della Bce sostiene che l’Europa debba conciliare tre esigenze: tornare a crescere, mantenere la propria autonomia e farlo limitando disuguaglianze e costi ambientali.

“L’Europa si trova di fronte a una serie di scelte difficili. Ha bisogno di crescere per poter continuare a finanziare il proprio modello sociale e le nuove esigenze di un mondo in trasformazione, dalla difesa all’energia”, scrive Draghi. Allo stesso tempo “vuole rimanere sovrana” e ottenere crescita senza i costi che l’hanno accompagnata altrove. “L’intelligenza artificiale incide contemporaneamente su tutti e tre questi aspetti”.

La lettera arriva mentre si intensifica il dibattito sui rischi legati allo sviluppo dell’AI. Nei giorni scorsi Evan Hubinger, responsabile dell’Alignment Science di Anthropic, ha stimato una probabilità superiore al 10% che l’intelligenza artificiale possa arrivare a “uccidere tutti gli esseri umani” nel prossimo decennio. Un altro ricercatore, Jacob Coxon, ha lasciato Anthropic criticando la corsa verso sistemi sempre più potenti. Draghi affronta la questione da un’altra prospettiva: chi controllerà infrastrutture, dati e benefici economici di una tecnologia destinata a diventare pervasiva.