L’ex premier Mario DraghiRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 11 settembre 2026 – Nel suo intervento sul Financial Times, Mario Draghi affronta senza mezzi termini la posizione dell'Unione Europea nello scenario globale: “L'Europa non sta agli Stati Uniti come il Texas sta alla California”. Una premessa da cui discende il rischio concreto di condizionamenti esterni: “È possibile immaginare una futura amministrazione statunitense che subordini l'accesso ai modelli di intelligenza artificiale più avanzati a modifiche delle normative o delle tasse digitali europee, oppure la Cina che utilizzi le licenze dei suoi modelli open-weight come leva in una controversia tariffaria”. L'ex premier avverte sui pericoli di una subordinazione sistemica: “Essere tagliati fuori dall'IA, una volta che l'economia si baserà su di essa, sarebbe come essere tagliati fuori dal sistema finanziario statunitense. Gli effetti sarebbero catastrofici”.

I dati come potenziale riserva di sovranità

Le debolezze strutturali dell'Ue sono evidenti, ma secondo Draghi la vera leva competitiva risiede nel patrimonio informativo del continente: "La potenziale zona di sovranità europea nel campo dell'intelligenza artificiale è ristretta. I suoi laboratori di frontiera non sono attualmente in grado di competere finanziariamente con i concorrenti americani e cinesi, e la produzione di chip all'avanguardia è molto indietro. Ma i dati – prosegue Draghi - rappresentano l'unico ambito in cui l'Europa può ancora esercitare la propria sovranità, ed è anche quello con il maggiore potenziale di crescita”. Questo patrimonio spazia da “decenni di cartelle cliniche” fino al settore manifatturiero altamente automatizzato. Per valorizzarlo servono però infrastrutture dedicate, poiché “i data center sono oggetto di forti controversie” a livello locale per consumi ed impatto ambientale, e gran parte di quelli in costruzione è destinata ai giganti americani.