OpenAI sta valutando la possibilità di rallentare lo sviluppo dei suoi sistemi di intelligenza artificiale più avanzati e vorrebbe che altri laboratori adottassero un approccio analogo. Secondo Bloomberg, Sam Altman avrebbe discusso questa eventualità durante una riunione interna con i dipendenti, prospettando anche forme di coordinamento con altre società impegnate nello sviluppo di modelli di frontiera. Non tutti i concorrenti, avrebbe riconosciuto il CEO, sarebbero necessariamente disponibili a procedere allo stesso ritmo.OpenAI non ha commentato pubblicamente i dettagli della riunione riportati dalla testata. Il quadro emerso nelle ultime settimane mostra però che l’ipotesi di modulare la velocità dello sviluppo non è più confinata alla discussione teorica sulla sicurezza dell’AI. È entrata nelle dichiarazioni pubbliche dei vertici scientifici dell’azienda e nel confronto sulle regole necessarie per governare sistemi capaci di svolgere attività sempre più autonome.Indice degli argomenti:
Dalla corsa alle prestazioni al problema del ritmoL’allarme del chief scientist Jakub PachockiQuando l’AI contribuisce a sviluppare altra AILe preoccupazioni arrivano dall’interno dei laboratoriCoordinarsi per rallentare è più difficile di quanto sembriLa sicurezza incontra gli interessi economiciBibliografiaDalla corsa alle prestazioni al problema del ritmoLa posizione attribuita ad Altman assume particolare rilievo perché interviene in un settore caratterizzato finora da una rapida successione di modelli più potenti, investimenti crescenti in capacità computazionale e una forte competizione tra OpenAI, Anthropic, Google e gli altri protagonisti dell’AI di frontiera.Rallentare non significherebbe necessariamente interrompere la ricerca. Nel dibattito che si sta sviluppando tra aziende, ricercatori e policymaker, il concetto di pacing viene utilizzato per descrivere la possibilità di modulare il ritmo dell’avanzamento tecnologico quando le misure di sicurezza, il monitoraggio o le strutture di governance non riescono a progredire con la stessa velocità delle capacità dei modelli.La distinzione è sostanziale. Il problema non riguarda soltanto quanto siano potenti i sistemi, ma se le organizzazioni che li costruiscono dispongano di strumenti sufficienti per comprenderne il comportamento, individuare condotte indesiderate e mantenere un controllo umano effettivo.Con agenti AI in grado di utilizzare software, interagire con ambienti digitali e collaborare con altri sistemi, il tema riguarda sempre meno il chatbot isolato e sempre più infrastrutture capaci di compiere sequenze articolate di azioni.L’allarme del chief scientist Jakub PachockiA rendere più esplicito il cambiamento di tono è stato Jakub Pachocki, chief scientist di OpenAI. In un intervento pubblicato il 6 settembre, il ricercatore ha scritto di ritenere possibile che l’attuale velocità del progresso conduca verso forme di miglioramento ricorsivo, nelle quali l’intelligenza artificiale contribuisce in misura crescente allo sviluppo delle generazioni successive di sistemi.Pachocki ha sostenuto che nessun laboratorio abbia ancora risolto i problemi di alignment e monitoring a un livello sufficiente per continuare a espandere indefinitamente le capacità alla massima velocità. Da qui l’auspicio che rallentamenti volontari possano diventare una pratica comune fino alla definizione di soglie di sicurezza condivise.La posizione non equivale a una richiesta di sospensione generalizzata della ricerca. Lo stesso Pachocki considera essenziale continuare a sviluppare tecniche di allineamento, monitoraggio e difesa, anche sfruttando l’AI per accelerare il lavoro sulla sicurezza. L’obiettivo è evitare che la crescita delle capacità proceda più rapidamente della capacità di verificarne e controllarne gli effetti.Quando l’AI contribuisce a sviluppare altra AIUno dei nodi più delicati riguarda l’automazione della ricerca sull’intelligenza artificiale. OpenAI riconosce che i sistemi attuali stanno già accelerando alcune attività utilizzate per progettare, testare e allineare modelli successivi. L’azienda precisa tuttavia che non si tratta ancora di miglioramento ricorsivo pienamente autonomo, nel quale un sistema produce senza supervisione generazioni progressivamente più capaci.La traiettoria rende comunque il problema meno astratto rispetto a pochi anni fa. Se gli agenti diventano progressivamente più efficaci nella ricerca algoritmica, nella programmazione e nella sperimentazione, i cicli di sviluppo potrebbero accorciarsi. In questo scenario la velocità del progresso non dipenderebbe più soltanto dal numero di ricercatori, dalla disponibilità di chip o dalla quantità di capitale investito, ma anche dalla capacità dell’AI di contribuire direttamente alle attività che producono nuove generazioni di sistemi.È in questo contesto che acquista importanza il concetto di soglia. OpenAI ha indicato la necessità di criteri condivisi per stabilire quando lo sviluppo possa continuare e quando, invece, sia opportuno rallentare o fermarsi perché le garanzie disponibili non risultano adeguate rispetto alle capacità raggiunte.Le preoccupazioni arrivano dall’interno dei laboratoriLa discussione si è intensificata anche per le prese di posizione di ricercatori che lavorano, o hanno lavorato, nei principali laboratori. Jacob Coxon, dopo esperienze in OpenAI e Anthropic, ha lasciato Anthropic denunciando pubblicamente quella che considera una corsa irresponsabile verso sistemi capaci di migliorarsi autonomamente.Le sue dichiarazioni hanno ottenuto un’ampia diffusione sui social e hanno attirato l’attenzione di esponenti politici, ricercatori e osservatori esterni al settore. Altri specialisti hanno espresso negli stessi giorni valutazioni particolarmente severe sui rischi associati a sistemi molto più potenti di quelli attuali.Il dato rilevante, sul piano industriale, è che le preoccupazioni non arrivano soltanto dall’esterno delle aziende. Una parte delle persone direttamente coinvolte nello sviluppo dei modelli ritiene che le capacità possano avanzare più rapidamente dei meccanismi necessari per comprenderle e controllarle.A fine luglio oltre 1.100 lavoratori del settore, provenienti tra gli altri da OpenAI, Anthropic, Google e Meta, avevano sottoscritto un appello per chiedere agli Stati Uniti di sostenere strumenti in grado di modulare deliberatamente il ritmo dello sviluppo dell’AI automatizzata.Coordinarsi per rallentare è più difficile di quanto sembriUn eventuale rallentamento coordinato presenta problemi tecnici, economici e giuridici. Ogni laboratorio opera sapendo che una riduzione unilaterale del ritmo potrebbe lasciare spazio a un concorrente. Alla competizione commerciale si aggiunge quella geopolitica, che rende ancora più complesso concordare limiti condivisi tra aziende e Paesi.Esiste inoltre una questione antitrust. Secondo Wired, OpenAI avrebbe chiesto al Congresso statunitense chiarimenti sulla compatibilità tra un coordinamento industriale finalizzato a rallentare lo sviluppo e le norme che vietano accordi anticoncorrenziali. La notizia è attribuita dalla testata a fonti informate e non corrisponde, al momento, a un annuncio pubblico dell’azienda.Il problema evidenzia perché la sicurezza dell’AI di frontiera non possa dipendere esclusivamente dalla disponibilità volontaria delle singole imprese. OpenAI ha infatti rafforzato parallelamente la richiesta di regole nazionali obbligatorie basate sulle capacità dei sistemi, valutazioni indipendenti, requisiti di cybersecurity e procedure per la segnalazione degli incidenti.L’obiettivo dichiarato è trasformare soglie oggi in larga parte volontarie in criteri più uniformi, applicabili anche quando gli incentivi competitivi spingono nella direzione opposta.La sicurezza incontra gli interessi economiciLa discussione avviene mentre i principali sviluppatori di AI affrontano anche pressioni finanziarie crescenti. Anthropic ha depositato documentazione preliminare riservata per una possibile quotazione negli Stati Uniti. OpenAI ha fatto altrettanto a giugno, annunciando di aver presentato alla SEC una bozza confidenziale di registrazione e precisando di non avere ancora deciso tempi e modalità di un’eventuale offerta pubblica.Il confronto sul ritmo dello sviluppo si inserisce quindi in una fase nella quale i laboratori hanno bisogno di enormi quantità di capitale e competono contemporaneamente per infrastrutture, talenti, clienti e leadership tecnologica. Più elevato diventa il costo per restare alla frontiera, più complesso può essere per una singola società rinunciare volontariamente a un vantaggio competitivo senza garanzie equivalenti da parte degli altri operatori.Per questo l’apertura attribuita ad Altman è significativa soprattutto se letta insieme alle dichiarazioni pubbliche di Pachocki e alle recenti proposte di OpenAI sulla governance. Non dimostra che l’industria abbia deciso di frenare, né che esista già un accordo tra i principali laboratori. Indica però che il ritmo stesso dell’innovazione sta diventando una variabile da governare.Fino a poco tempo fa la questione centrale era soprattutto chi sarebbe riuscito a costruire per primo il modello più capace. Oggi si aggiunge una domanda più complessa, perché riguarda non soltanto la tecnologia ma le istituzioni chiamate a sorvegliarla. Stabilire fino a quale velocità sia ragionevole procedere, e quali condizioni debbano imporre un rallentamento, potrebbe diventare uno dei problemi decisivi della prossima fase dell’intelligenza artificiale.BibliografiaBloomberg News, OpenAI Is Open to Slowing Cutting-Edge AI, Altman Tells Staff, 11 settembre 2026. Bloomberg LawOpenAI, Jakub Pachocki, An Alien Mind, 6 settembre 2026. OpenAIOpenAI, Chris Lehane, The AI policy window is open. We need to act., 9 settembre 2026. OpenAIReuters, Altman tells staff OpenAI is open to slowing AI development, Bloomberg News reports, 11 settembre 2026. ReutersWired, Maxwell Zeff, OpenAI Wants to Know if an AI Industry Slowdown Would Even Be Legal, 10 settembre 2026. WiredTechCrunch, Rebecca Bellan, “Gambling with our lives”: Anthropic researcher quits, warns against self-improving AI, 9 settembre 2026. TechCrunchBloomberg News, Rachel Metz e Shirin Ghaffary, More Than 1,100 AI Workers Call for US to Pace Tech Growth, 28 luglio 2026. Bloomberg LawOpenAI, Confidential submission of draft S-1 to the SEC, 8 giugno 2026. OpenAIAnthropic, Anthropic submits confidential draft registration statement on Form S-1, 1 giugno 2026. Anthropic










