Alle undici Palazzo Madama si ferma per Emma Bonino.

Un minuto di silenzio, poi un lungo applauso per chi di quel Senato è stata vicepresidente. Ma l'abbraccio della politica era già iniziato al diffondersi della notizia della sua morte. "Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista": Sergio Mattarella la consegna alla storia della Repubblica, sulla quale ha "impresso un segno", ricordandone le battaglie di una vita, spesso capaci di arrivare molto più lontano, fino a farne un punto di riferimento "non soltanto in Italia".

Dal Piemonte, terra d'origine di Bonino, poco dopo arriva l'omaggio di Giorgia Meloni. Le loro storie e sensibilità, riconosce la premier da Vercelli, sono state "lontane". Ma la distanza politica non cancella il riconoscimento di una "voce forte e riconoscibile", del cui peso nella vita pubblica non ha mai dubitato. Un punto d'incontro lo trova sulle donne: il loro ruolo, nella società come in politica, non è "una concessione, è una conquista", scandisce la presidente del Consiglio, prima di annunciare le esequie di Stato, previste all'inizio della prossima settimana. La camera ardente potrebbe aprire già domenica, alla Protomoteca del Campidoglio o al Senato. Un gesto di "grande sensibilità istituzionale", ringrazia Riccardo Magi, segretario di quella +Europa ultima casa politica di Bonino, che affida a un saluto commosso la sua eredità: "Emma ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai".