La Runabout ispirata al mondo delle barche, una citycar strettissima con i passeggeri seduti uno dietro l’altro, una vettura capace persino di muoversi sull’acqua. Prima ancora di essere automobili, erano idee. E spesso idee arrivate con parecchi anni di anticipo. La Collezione Asi Bertone, tornata da qualche tempo a Torino e ospitata allo Stellantis Heritage Hub di Mirafiori, si mette in mostra anche al Salone dell’Auto. Proprio nei Giardini è stata allestita una selezione di modelli che racconta uno dei filoni più curiosi della produzione della carrozzeria torinese: quello che l’Automotoclub Storico Italiano definisce «Free Style Design», cioè la ricerca di nuove forme e nuovi modi di utilizzare l’automobile. Il viaggio comincia negli anni Sessanta con la Runabout, una delle concept più riconoscibili firmate Bertone. Compatta, scoperta, essenziale, prendeva apertamente ispirazione dal mondo nautico e anticipava soluzioni stilistiche che sarebbero poi riapparse sulle sportive degli anni successivi. Accanto c’è la Fiat 850 Spider, che portò invece quella stessa voglia di libertà nella produzione di serie, rendendo più accessibile l’idea della piccola scoperta.

Ancora più singolare è la Fiat 128 Shopping, esemplare unico pensato quando i supermercati iniziavano a cambiare le abitudini degli italiani. Bertone immaginò una seconda auto per la famiglia con un abitacolo spazioso e persino un carrello estraibile dalla zona posteriore: quasi una previsione, con mezzo secolo di anticipo, dell’automobile costruita intorno ai nuovi stili di vita. Negli anni Settanta la sperimentazione diventa ancora più estrema. La Chrysler Shake interpreta a modo suo il fenomeno delle dune buggy, utilizzando la meccanica della Simca 1200 S. La Suzuki Go è invece un mezzo a due posti polivalente che può muoversi anche in acqua. Il salto successivo porta ai primi anni Duemila. La Bertone Slim prova a risolvere uno dei problemi che oggi domina qualsiasi discussione sulla mobilità urbana: lo spazio. È strettissima, ha due sedili disposti in tandem come su un aereo e un padiglione quasi interamente vetrato. Il motore è un bicilindrico di appena 500 centimetri cubici, in un progetto che già ragionava di consumi e sostenibilità. Con la Opel Filo, invece, Bertone prova a immaginare come cambieranno i comandi dell’automobile. È una monovolume compatta dotata di tecnologia drive-by-wire: niente collegamenti meccanici tradizionali tra conducente e vettura, niente volante convenzionale e niente pedali, sostituiti da una cloche multifunzione. Soluzioni che allora sembravano quasi fantascienza e che oggi sono entrate nel dibattito sull’auto digitale. Il percorso torinese comprende anche alcuni dei modelli più celebri legati a Marcello Gandini, per anni alla guida del centro stile Bertone. Nello spazio dedicato al designer sono esposte la Ferrari Rainbow e due icone assolute come Lamborghini Miura e Countach, all’interno del tributo “A Legacy of Innovation”. «Abbiamo il privilegio di conservare un patrimonio culturale che appartiene alla città», sottolinea il presidente dell’Asi Alberto Scuro. Un patrimonio che racconta soprattutto un periodo nel quale Torino non si limitava a costruire automobili: provava continuamente a immaginare quelle che ancora non esistevano.