Il processo legato alla rapina subita da Gianluigi Donnarumma è tornato alla ribalta per via della condotta di Ilyas «Ganito» Kherbouch, considerato dagli inquirenti il sospettato principale del colpo. L'indiziato numero uno del processo nella giornata di ieri è stato cacciato dall'aula per aver insultato gli agenti e la giuria nel corso dell'udienza.

La condotta di Kherbouch «Venite pure, anche se siete in 50 mila - ha urlato contro gli agenti sopraggiunti per prelevare il parente del sospettato - Non ho paura di voi, mi sco...rò le vostre madri, siete una banda di putt...». L’uomo ha così ordinato al fratello di andarsene: «Non ho bisogno di te, me la cavo da solo» avrebbe affermato. Per questa ragione le guardie presenti hanno trascinato l'uomo fuori dall'aula.Il tribunale aveva esaminato la richiesta della difesa di celebrare l’udienza a porte chiuse, ma questa possibilità è stata scartata. Questo rifiuto ha provocato l'ira dell’imputato 21enne che, pur invitato alla calma, ha risposto alla corte che «non mi interessa, non voglio partecipare al processo. Sapete? Non me ne potrebbe importare di meno». Le testimonianze della moglie Agli inquirenti la moglie di Donnarumma, Alessia Elefante, aveva raccontato le fasi dell'irruzione: «Ho detto loro che ero incinta ma hanno continuato lo stesso, tirandomi per i capelli e colpendomi più volte, mentre insistevano con il chiedere soldi e orologi. Ho detto loro che non conoscevo il codice della cassaforte, ma si sono arrabbiati ancora di più, sicuri che stessi mentendo».