Ecco le procedure per l’acquisizione delle certificazioni sulla conciliazione tra famiglia e lavoro, insieme ai criteri d’accesso all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, fino all’1% e nel limite massimo di 50mila euro annui.Domande di approfondimento generate da 24Ore AII parametri per il conseguimento della certificazioneIl decreto firmato dai ministri del Lavoro e della Famiglia, rispettivamente Marina Calderone e Eugenia Roccella è attuativo del decreto legge n. 62 del 30 aprile 2026 (convertito dalla legge n. 112 del 25 giugno 2026) che introduce lo sgravio in favore delle aziende in possesso delle certificazioni sulla conciliazione tra famiglia e lavoro (si veda «Il Sole-24 ore» del 10 settembre). Per il conseguimento della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro, i parametri minimi di riferimento sono quelli della Prassi di riferimento UNI/PdR 192:2026, pubblicata il 14 aprile 2026legge n. 112 del 25 giugno 2026. Si richiede al datore di lavoro che dimostri concretamente di favorire nell’organizzazione lavorativa la flessibilità; maternità e paternità; cura di familiari fragili; welfare familiare; benessere dei dipendenti; continuità di carriera dopo i congedi.Al rilascio delle certificazioni per la conciliazione tra famiglia e lavoro provvedono gli organismi di valutazione della conformità accreditati, il periodo di validità è di 36 mesi. Alle aziende in possesso delle certificazioni è riconosciuto l’esonero contributivo a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge n.112 ( il 28 giugno 2026) e per tutto il periodo di validità delle certificazioni (36 mesi), comunque non oltre il 31 dicembre 2028.La domanda per accedere al beneficioPer accedere al beneficio le aziende devono inoltrare la domanda all’Inps, esclusivamente in via telematica, tramite il rappresentante legale, un suo delegato o professionisti abilitati alla gestione degli adempimenti del lavoro e delle paghe (consulenti del lavoro, avvocati e commercialisti) secondo termini e modalità che saranno indicate dall’Inps. La domanda contiene i dati identificativi dell’azienda: la retribuzione media mensile globale stimata nel periodo di validità delle certificazioni per la conciliazione tra famiglia e lavoro (intesa come sommatoria di tutte le retribuzioni medie mensili corrisposte o da corrispondere da alla totalità dei lavoratori); l’aliquota datoriale media stimata del periodo di validità delle certificazioni; la forza aziendale media stimata nel periodo di validità delle certificazioni. Oltre alla dichiarazione di essere in possesso della certificazione per la conciliazione tra famiglia e lavoro in corso di validità, la domanda contiene l’identificativo alfanumerico del certificato, la denominazione dell’Organismo di certificazione accreditato che lo ha rilasciato in corso di validità, e la dichiarazione di non essere stata destinataria di provvedimenti di sospensione dei benefici contributivi.Si punta a favorire il più ampio accesso all’esoneroI datori di lavoro in possesso di valida certificazione che presentano domanda per accedere all’esonero entro il primo termine utile successivo alla data di conseguimento della certificazione, secondo le indicazioni fornite annualmente dall’Inps sono ammessi al beneficio con riferimento all’intero periodo di validità della certificazione stessa e, comunque, non oltre il 31 dicembre 2028. Le domande sono verificate dall’Inps, per favorire il più ampio accesso all’esonero contributivo, se le risorse risultano insufficienti il beneficio riconosciuto è proporzionalmente ridotto (la dote è di 7 milioni per il 2026 e 12 milioni per ciascuno degli anni 2027 e 2028).
Conciliazione famiglia-lavoro, sgravio fino a 50mila euro per le imprese che hanno la certificazione: cosa sapere
Secondo il decreto firmato dai ministri del Lavoro e della Famiglia, il datore di lavoro per beneficiare dello sconto contributivo deve dimostrare concretamente di favorire nell’organizzazione lavorativa la flessibilità, la maternità e la paternità






